PER IL SOLSTIZIO D'ESTATE giugno 1999
     
     
  Non vi sono novità rilevanti nella vita della nostra associazione oltre quanto riferito in occasione dell'assemblea annuale del 21 Marzo u.s. Il Segretario provvede comunque all'aggiornamento.
Questo numero de
La Voce di Hora è ancor più sostanzioso dei precedenti. Forse qualche lettore rileverà che mancano articoli sugli orologi da tasca e da persona. Si tratta di un fatto eccezionale e casuale e il lettore può contare fin d'ora che l'equilibrio verrà ristabilito con il numero che uscirà per il solstizio d'inverno.
Questa nostra rivista merita obiettivamente una diffusione maggiore di quella che gode.
Quei soci che ritenessero di poter fare opera di propaganda si rivolgano al Segretario per richiedere eventualmente copie arretrate da offrire quale omaggio promozionale. Ne è disponibile un certo quantitativo e la completa raccolta comincia a costituire un significativo contributo alla bibliografia specifica in lingua italiana. Questo discorso richiede un rinnovato sempre più cordiale riconoscimento dell'apporto fondamentale del Consigliere Lodovico Magistretti, che fa fronte ai nuovi e più impegnativi sviluppi letterari e editoriali con competenza e professionalità di alto livello.
A nome della Redazione lo ringrazio sentitamente anche per la sua attenta e disinteressata disponibilità.

Appare su questo numero l'annuncio del furto di un ben noto cronometro da tasca fatto e firmato da Louis Berthoud durante la Rivoluzione, prima che egli succedesse allo zio, Ferdinand, come Horloger de la Marine.
Il pezzo è unico e facilmente riconoscibile per via del quadrante con le ore decimali. Esso costituisce una testimonianza fondamentale sotto l'aspetto storico e scientifico. La cassa d'argento, di modesto valore intrinseco, potrà probabilmente metterlo al riparo da uno smembramento, ma resta il rischio che finisca troppo a lungo trascurato nei depositi di qualche antiquario ignaro e in buona fede.
Chi contribuisse a farlo rintracciare renderebbe un prezioso servizio anche alla cultura orologiaria.

 
      Giuseppe Brusa  
         

 




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