| TRE SECOLI DI OROLOGERIA: |
| DALL'OROLOGIO DA SELLA |
| ALL'OROLOGIO DA CARROZZA |
| LODOVICO MAGISTRETTI |
Nella seconda metà del XVI secolo si diffonde in Germania una nuova tipologia di orologi da viaggio, gli "orologi da sella" (dal termine tedesco satteluhren), la cui naturale evoluzione è costituita dagli "orologi da carrozza".
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Fig. 1 -
Incisione raffigurante una strada del XVII secolo. Vi appaiono due carri a trazione equina utilizzati a quel tempo. |
Sono questi i discendenti di orologi da tavolo di più antica
concezione, mossi da una molla e di dimensioni relativamente
ridotte, pertanto portatili, che possedevano in gran parte dei
casi una custodia da viaggio e che potevano seguire il loro
proprietario anche durante gli spostamenti.
L'origine di codesti tipi da tavolo e/o da
viaggio è confinata all'Europa continentale a partire dalla
prima metà del Cinquecento. Ma all'inizio del secolo XVII i
maestri orologiai inglesi iniziarono a fare seria concorrenza ai
colleghi germanici, francesi, fiamminghi (numerosissimi furono
gli artigiani di fede protestante immigrati Oltremanica a causa
delle persecuzioni religiose).
Tra i suddetti esemplari portati anche al
di fuori delle mura domestiche, tutti con cassa metallica,
citiamo gli orologi a mostra orizzontale, che possono essere di
forma cilindrica (nel qual caso sono anche denominati
"orologi a tamburo"); o a pianta poligonale, quadrata o
esagonale. E gli orologi con cassa a sviluppo verticale e
quadrante pure verticale, il cui aspetto formale si arricchisce
progressivamente di nuove tipologie: "a edicola",
"a crocefisso" e "a ostensorio" (perlomeno
gli esemplari di minore dimensione, dotati di custodia di cuoio,
possono essere considerati quali orologi da viaggio).
Gli orologi da viaggio cinquecenteschi
preparano dunque la nascita degli orologi da sella (e quindi dei
successivi orologi da carrozza); ma pure ne giustificano ed
accompagnano i primi sviluppi. Particolarmente interessante al
proposito è l'evoluzione degli orologi da tavolo/viaggio con
cassa a tamburo, le cui dimensioni andarono progressivamente
riducendosi fino a generare gli orologi da portare sulla persona,
come gli orologi da collo, da petto o da saccoccia.
Come intendere il termine "orologio da viaggio"
Facciamo ora una breve digressione sugli antichi orologi portatili in generale e sugli orologi "da viaggio" in particolare. Fino alla prima metà del Settecento l'orologio era un bene assai costoso, tanto da essere considerato un vero e proprio status symbol. Pochi fortunati potevano acquistarne uno; e solamente ai personaggi di grande agiatezza era permesso di possedere più di un esemplare, fosse esso fisso o da tavolo, mosso da pesi o azionato da una molla.
Ciò considerato, il poter esser trasportato protetto da una opportuna custodia, prerogativa ovviamente riservata all'orologio a molla controllato da uno scappamento a verga con foliot o con bilanciere anulare, assunse un'enorme rilevanza pratica. Fin dal XVI secolo si poteva portare il pregiatissimo congegno in carrozza e con esso raggiungere la propria residenza secondaria o una locanda intermedia.
Tuttavia la terminologia "orologio da viaggio" non va intesa in senso letterale: è assai improbabile che esso sia stato concepito per funzionare ed essere consultato anche nel corso degli spostamenti per verificare i tempi di percorrenza e l'orario di arrivo a destinazione.
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Fig.2 - Un
"carro postale". (Da una incisione di Honoré Daumier) |
Il pessimo stato delle strade, i conseguenti scossoni e sobbalzi cui erano sottoposti i mezzi a trazione equina - privati, a noleggio o di pubblica utilità (v. Figg. 1 e 2) - sconsigliavano di mettere alla prova congegni il cui costo era in alcuni casi superiore a quello della vettura stessa: le prime sospensioni realmente efficaci appaiono solamente nel XVIII secolo e prima di allora erano frequenti gli incidenti causati dalla rottura delle ruote o dei mozzi.
Gli Orologi da Sella (Satteluhren)
La veste formale e le caratteristiche tecniche di taluni orologi a tamburo portatili costruiti a partire dal secondo quarto del Cinquecento sono assai simili a quelle degli "orologi da sella". Questi ultimi sono pertanto da considerare quale evoluzione dei primi.
I più antichi satteluhren, come implica il termine, sono di origine tedesca (Norimberga, Augusta, Ulm, Friedberg, ecc.) e risalgono alla metà circa del XVI secolo, epoca nella quale gli orologiai iniziano ad organizzarsi in Corporazioni indipendenti dai Fabbri e dai Fabbricanti di Serrature. Il tipo viene prodotto fino alla metà circa del XVII secolo anche in Francia (Fig.6 e Fig.7), Svizzera ed Inghilterra.
La forma della cassa è perlopiù tonda (Fig.3 e Fig.4), assai più raramente ellittica o ovale (Fig.5). Essa è traforata, finemente cesellata e talvolta incisa; è inoltre provvista di un "pendente" con anello per appendere l'orologio. Il diametro varia tra i mm 80 e 120 circa. Il coperchio che protegge il quadrante è inizialmente provvisto di aperture in corrispondenza delle ore, proprio come in certi archetipi descritti dal "Britten" e dal Brusa (nota 1); in epoca più tarda si diffondono le prime lunette vetrate.
I quadranti, dorati o argentati, sono decorati con incisioni inizialmente semplici e di natura geometrica; i lavori a bulino diventano poi sempre più elaborati e passano a soggetti con motivi vegetali e a rappresentazioni figurative. Tra i più antichi e migliori esempi di decorazioni figurative segnaliamo i lavori di Corneille de Lyon (c. 1575); Etienne Delaune (Orléans 1518 - Strasburgo 1595); V. De Solis (attivo a Norimberga durante il periodo 1514-1562); De Solis il Giovane (nato a Praga nel 1551); tra i soggetti preferiti elenchiamo le rappresentazioni di personaggi mitologici (Mercurio, Venere, Clio, Ercole, ecc.) e anche le figure allegoriche (Scienza, Astronomia, Carità, Temperanza, Giustizia, Divinità, ecc.).
Nel Cinquecento la cesellatura è inizialmente linear, ed accompagna semplicemente lavori di traforo di iconografia similare. Verso la fine del secolo, perlomeno per gli esemplari di pregio, essa diventa assai più complessa ed accurata.
Il movimento è ovviamente controllato dallo scappamento a verga e utilizza un bilanciere privo di spirale, spesso il foliot regolato con setole di porco. I primi esemplari (dell'area tedesca) utilizzano lo stackfreed; ben presto viene preferito il conoide. La tensione della molla motrice degli orologi a conoide è controllata in alcuni casi da una vite senza fine, in altri casi da una ruota a rocchetto con cricchetto; quest'ultima soluzione, come sappiamo, andò prendendo il sopravvento. La suoneria agisce al passaggio delle ore. La sveglia, presente nella maggior parte dei casi ed estremamente utile per un orologio da viaggio, si punta grazie ad una "rosetta" girevole posta all'interno della fascia oraria.
Gli orologi da sella oggi superstiti, perlomeno gli archetipi muniti di coperchio con finestrelle per poter leggere l'ora, sono inaspettatamente privi di contenitore da viaggio; è assai probabile che tali accessori, utilissimi per proteggere dalla polvere movimenti inseriti in casse traforate, siano andati perduti.
La maggior parte delle scarse fonti ritiene che i satteluhren venissero appesi per mezzo del pendente al pomolo della sella; tuttavia le considerazioni espresse alla fine del precedente paragrafo ci inducono a ritenere assai improbabile che ciò avvenisse effettivamente. Gli orologi da sella venivano di certo portati a cavallo (vetture a parte, si trattava dell'unico mezzo di locomozione esistente a quel tempo); ma presumibilmente ad essere appese alla sella erano i ricettacoli o le borse imbottite che li contenevano e li mettevano al riparo dagli insidiosi effetti del trotto e del galoppo della cavalcatura.
La tabella -richiamabile- elenca, in ordine alfabetico, i più importanti artigiani impegnati nella costruzione degli orologi da sella tra la metà del XVI e la metà del XVII secolo. (Tab.1)
Gli Orologi da Carrozza (Kutschenuhren e Karossenuhren - Montres de Carrosse - Coach Watches)
Gli orologi da carrozza nacquero anch'essi in Germania, più o meno verso il secondo quarto del Seicento. La produzione si diffuse dapprima in Austria, in Francia ed in Inghilterra, in seguito all'emigrazione di famosi maestri orologiai; successivamente, seppure in minor misura, in altri paesi quali la Svizzera e l'Olanda. Gli ultimi orologi da carrozza sono stati costruiti verso la metà del secolo scorso.
Perlomeno inizialmente il loro aspetto formale e le loro dimensioni sono assai simili a quelli degli orologi da sella, tanto che in taluni casi risulta difficile tracciare una netta linea di demarcazione tipologica e cronologica; la circostanza è tuttavia assai familiare agli appassionati e agli studiosi di orologeria antica. Solo in tempi relativamente recenti si è cercato di far piena luce sulle origini dei termini (nota 2); ma tant'è: alcuni testi definiscono "da carrozza" esemplari che altri autori catalogano con sicurezza come orologi "da sella".
Le casse degli orologi da carrozza sono inizialmente di ottone dorato o argentato come quelle degli orologi da sella, traforate per il suono e sempre più finemente cesellate ed incise (Fig.13). Durante il Seicento gli artisti più celebrati nelle lavorazioni del metallo sono i francesi Pierre Bourdon, Jean Vauquer, Daniel Marot, Gilles L'Egaré, Michel Le Blon e Hoppenhaupt "il Vecchio" di Augusta.
Dopo la metà del secolo le casse sono sempre più spesso d'argento, sempre traforate per il suono e decorate con pregevolissime incisioni. Il lavoro del cesello diventa via via meno importante, anche perché le casse vengono ottenute non più per fusione, come in precedenza, ma grazie al lavoro di una pressa su "fogli" appositamente preparati. Sono costituite da un elemento centrale (i fianchi), una lunetta (il coperchio vetrato) e da un fondo: i fianchi sono ricavati da una barra quadrangolare curvata; tutti i componenti sono stati passati alla pressa per ottenere la curvatura e la convessità desiderate.
Il "pendente" dei primi esemplari è costituito il più delle volte da una sfera forata per accogliere l'anello che serviva ad appendere l'orologio; non mancano tuttavia soluzioni differenti. Nella prima decade del Settecento fa la sua comparsa la cosiddetta "sospensione armillare" (Fig.8), dispositivo nella quale l'anello mobile è applicato ad un pendente snodato: la sospensione, rapidamente diffusasi presso tutti gli orologiai, permette all'orologio di essere appeso in posizione verticale malgrado il consistente spessore della cassa; lo snodo è occultato da una sorta di oliva cava.
La presenza del pendente, e ancor più quella della sospensione armillare, indica chiaramente che, allorché il viaggiatore era giunto a destinazione, l'orologio da carrozza veniva tolto dalla custodia che l'aveva protetto durante il viaggio ed appeso ad un gancio nei pressi del letto. Da quella posizione era facile allungare una mano e tirare la cordicella che pendeva dalla cassa e che azionava il dispositivo di ripetizione e permetteva di conoscere l'ora senza dover accendere il lume. Edouard Gelis (nell'Horologerie Ancienne, Parigi 1949) introduce addirittura il termine "montres de chevet" (orologi da capezzale) per definire altrimenti i "carrozza" muniti di ripetizione.
Le prime "controcasse", anch'esse di ottone o d'argento, traforate e riccamente incise, appaiono già verso il 1615, ma le troviamo diffuse solo dal 1645 circa.
Nel Seicento in Inghilterra si cimentano nel genere degli orologi da carrozza esimi artisti, quali Edward East, William Knottesford, Joseph Knibb ed il celeberrimo Thomas Tompion.
Il Settecento è il secolo in cui trionfa il lavoro degli sbalzatori; i più noti creatori di modelli sono Jacob Bonneau (attivo dal 1740; 1786), Peter Glazier (attivo 1748-1752), ed il parigino Benard, citato dall'Enciclopedia di Diderot e d'Alambert ("Horlogerie et Orfévrerie", Tav. II, Figg. 9, 10 e 11). Questo tipo di decorazione appare per la verità verso il 1675, limitandosi però a raffigurazioni di tipo geometrico (stelle, raggi solari, ecc.); diventa invece di gran moda tra il 1720 e la metà del XVIII secolo e via via prendono piede le figurazioni mitologiche ed allegoriche. I metalli utilizzati sono l'argento (Fig.11, Fig.12, Fig.14a, Fig.14b, Fig.14c, Fig.14d, Fig.14e, Fig,14f) più raramente, il rame e l'oro a 22kt; lega assai richiesta dal 1720 in poi è il "princisbecco" (termine derivato da Christopher Pinchbeck), amalgama di tre parti di zinco e quattro di rame. Di orologi lavorati a sbalzo si trova traccia fino al 1770 circa. Spesso gli sbalzatori si firmavano con le proprie iniziali: così facevano Augustin Heckel ("A. H."; 1690-1770; attivo in Germania, a Parigi e a Londra); Christian Friedrich Langpaur ("C. F. L." o "F. C. L."; 1711-1787; Dresda e Augusta); Christian Friedrich Winter ("C. F. W."; 1696-1753; Germania); Christopher Heckel ("C. H."; 1696-1753; attivo in Germania 1745-78); George Daniel Gaab ("G. D. G."; anche incisore; Inghilterra, attivo dal 1745, 1772); George Michael Moser ("G. M."; 1706-1783; Inghilterra); Henry Manly ("H. M."; attivo in Inghiterra 1730-70). Gli ultimi due lavorarono per J. Ellicott. James Barenger ("J. B."; attivo in Inghilterra 1740-50); con le medesime iniziali sono noti anche J. Bærtermann e Johann Bauer (entrambi attivi verso il 1750 ad Augsburg); John Gastrell ("J. G."; attivo in Inghilterra, anche incisore, 1740-50, 1772); Jeremiah Lee ("J. L."; Londra, dal 1724); Peter Mounier ("P. M."; Inghilterra, verso il 1760). Le Figg. 14a-f illustrano alcune casse lavorate a sbalzo in Germania.
Mentre le iniziali degli sbalzatori sono impresse sulla decorazione, quelle dei "cassisti" sono di regola punzonate all'interno della cassa; le sigle sono inizialmente costituite dalle prime lettere di cognome e nome; in seguito vengono utilizzate le prime due lettere del cognome. Prima del 1697 le lettere sono difficilmente identificabili; da quell'anno in poi il loro riconoscimento e la datazione sono agevolati dalla presenza dei punzoni di oro e argento e dai marchi (esistono testi specializzati di vari autori).
I quadranti dei "carrozza" sono fin dagli inizi protetti da una lunetta vetrata. Verso il terzo quarto del Seicento appaiono i quadranti d'argento a fondi abbassati (Fig.9), con ore dipinte con smalto a freddo. E' difficile attribuire con precisione una data anche alla comparsa dei quadranti di smalto (Fig.17) negli orologi da carrozza; certo è che i primi appaiono nella prima metà del Settecento e che li troviamo ormai diffusi dal 1750-60 in poi.
A partire dal medesimo periodo alcuni orologi possiedono anche una vera e propria cassa da viaggio, sagomata sul profilo dell'orologio, ricoperta di pelle, tartaruga o corno. Le custodie rivestite di pelle sono spesso trapuntate di chiodini di metallo prezioso (piqué d'argento o d'oro, Fig.7f); la pelle, che può essere di squalo, razza, serpente, lucertola, cane, cavallo o scimmia, veniva conciata, lucidata e tinta. La lavorazione a "zigrino" (dal nome di un tipo di squalo) consisteva nell'incollare un sottile strato di pelle pregiata su pelle bovina. La pelle riportata di cane o scimmia era detta "galuchat". Purtroppo ben poche custodie sono sopravvissute alle ingiurie del tempo; al contrario, per ironia della sorte, accade che alcune custodie siano superstiti mentre gli orologi sono andati perduti.
I maggiori centri di produzione mitteleuropei a partire dal XVIII secolo, epoca in cui gli orologiai sono ormai da tempo organizzati in Corporazioni autonome, sono Augsburg (Augusta) e Friedberg. E' tuttavia noto che i maestri di Augusta commissionavano a Friedberg (a quel tempo la cittadina faceva parte dell'Impero austro-ungarico, ma era assai prossima alla città tedesca) le loro casse, i quadranti ed i ponti dei movimenti. I medesimi particolari si ritrovano in esemplari costruiti su ordine di committenti francesi, inglesi o svizzeri.
Data l'importanza della regione nella costruzione degli orologi da carrozza, pubblichiamo una tabella -richiamabile- nella quale il lettore può trovare i nomi di importanti maestri orologiai coinvolti in quell'arte durante gli ultimi anni del Seicento e per tutto il Settecento, ad Augusta, Friedberg o nelle immediate vicinanze (Tab.2).
Dalla seconda metà del Seicento molti artigiani formatisi ad Augusta e Friedberg emigrano in Francia e in Inghilterra, sempre per motivi religiosi, estendendo in tal modo l'area di produzione degli orologi da carrozza e diffondendo tecniche sconosciute in quei paesi.
Il Settecento è un periodo in cui tutta l'Europa è grandemente influenzata dal gusto imperante presso la Corte di Francia, specie per gli orologi di maggiori dimensioni. Anche l'Inghilterra impone il suo stile e la migliore tecnica dei suoi orologiai (Fig.18) , tanto che i lavori di Oltremanica sono ricercati anche in Germania (verso il 1730 ad Augusta i movimenti inglesi vengono dotati di ponti fatti a Friedberg) e Francia.
Mentre cresce l'esistenza della precisione, gli orologi da carrozza divengono sempre più preziosi, "complicati" e tecnicamente evoluti, tanto che si va perdendo l'iniziale stretta correlazione con il trasporto e le carrozze. Citiamo C. Allix (Carriage Clocks and other ...., Woodbridge 1974): "Gli orologi da carrozza tendono a diventare assai meno pratici e non si può seriamente supporre che essi fossero destinati ai viaggi." Si inizia ad inserire nella decorazione delle casse e delle controcasse medaglioni di smalto dipinto, miniature, pietre preziose, mezze perle. Gli esemplari più ricchi sono spesso destinati ai mercati orientali o mediorientali.
Verso la fine del Settecento i movimenti a conoide sono controllati da scappamenti a cilindro, duplex, a virgola ed eccezionalmente a scatto. Alcune suonerie ripetono addirittura i minuti, i mezzi quarti; talvolta gli orologi, specie quelli esportati in Oriente, sono muniti di "automi" e/o carillon (Fig.10 e Fig.20).
Il famoso Julien Le Roy (1686-1759) produsse in Francia numerosi orologi da carrozza (si vedano le Fig.15 e Fig.16); altri prestigiosi artisti francesi, quali i Lepaute (si vedano le Figg. 20a, b) e Lépine si dedicarono occasionalmente a questo "tipo", costruendo preziosi capolavori. Anche il grande Abraham-Louis Breguet (1747-1823; si veda la Fig.19) ed i suoi successori costruirono pregevoli "carrozza", dalla fine del secolo fino ai primi anni dell'Ottocento. La tabella -richiamabile- elenca i nomi degli artigiani francesi e svizzeri costruttori di "carrozza" dal secondo quarto del Seicento (Tab.3).
Alcuni orologiai immigrati in Inghilterra -
citiamo il tedesco Joseph Spiegel (firmatosi anche
"Legeips" o "Miroir"), Charles Cabrier (padre
e figlio), e Joseph Martineau - fecero del genere un vero e
proprio cavallo di battaglia; costruirono alcuni orologi da
carrozza anche i ben noti James (Jacob) Debaufre (nota 3), John Ellicott II
(1706-1772), George Graham (1673-1751), Thomas Mudge (1715-1794).
A Londra si distinsero anche George Margetts, John Brockbank,
John Marriot, William Staples, Timothy Williamson; George Prior e
Markwick Markham produssero tra la fine del Settecento ed i primi
anni dell'Ottocento numerosi e preziosi esemplari, buona parte
dei quali destinati al mercato turco.
La tabella -richiamabile-
elenca i costruttori di orologi da carrozza operanti a Londra dal
secondo quarto del XVII secolo (Tab. 4).
In un'analoga tabella
-richiamabile- sono elencati i nomi dei principali artisti
dedicatisi al genere durante il medesimo periodo nel resto
d'Europa (Tab.5).
Un ulteriore elenco -richiamabile-
comprende i nomi di alcuni orologiai italiani (Tab.6).
Le suddette tabelle e altre preziose notizie sono in parte estratte dal volume di Lukas Stolberg, Die Kutschenuhr, Monaco di Baviera 1993.
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